Gestalt Team Coaching

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Entrare in contatto pienamente con l’approccio della Gestalt, frequentando un percorso formativo o di crescita personale, ha spesso come conseguenza un cambiamento profondo in tutte le aree della vita. Ciò può accadere anche nella sfera lavorativa indipendentemente da quale sia la propria professione portando dei mutamenti sostanziali.

Questo è accaduto anche nella mia esperienza con la Gestalt, portandomi a cambiare approccio nella mia professione di consulente in ambito organizzativo/aziendale, sostenendomi ad inserirmi in ogni campo relazionale in maniera “aperta” e a coglierne gli aspetti che ne derivano senza utilizzare una modalità di intervento fisso.

La Gestalt, pregna di fenomenologia, è interessata a ciò che accade, all’esperienza per come si costruisce al confine di contatto ed a come, creativamente, tutte le parti in campo influenzano l’esito dell’esperienza stessa. Entrare in un’organizzazione con tutti i sensi ben svegli è il prerequisito per potervi lavorare “gestalticamente”, oltre che utilizzare tutta la nostra curiosità avendo più domande che risposte. Cosa stiamo osservando? Come funziona questa organizzazione o questo gruppo di lavoro? In che modo in questo preciso momento ha bisogno del nostro aiuto?

Spesso mi trovo di fronte a team di lavoro che hanno la necessità di essere supportati, accompagnati, allenati per raggiungere ciò che desiderano. Numerosi sono gli interventi che vengono proposti alle aziende e ai loro gruppi di lavoro. Ma a cosa mirano? Che idea è sottesa ai vari tipi di intervento? E cosa significa esattamente fare Gestalt Team Coaching?

Il termine “Team Coaching” che da anni è diventato di uso comune in ambito formativo ed aziendale, come spesso accade, non ha sviluppato una definizione univoca. Le varie definizioni sono influenzate dall’approccio teorico e formativo sottostante e sottolineano più alcuni aspetti rispetto ad altri.

Volendo cogliere le caratteristiche rilevanti di questa recente pratica, ci si può soffermare sulle due parole che la compongono, cercando di analizzare il loro significato in ambito pratico ed operativo. Iniziando ad esplorare la parola “Coaching” e influenzati dal proprio background formativo, esperienziale, di vita personale e lavorativa, il consulente può trovarsi più a proprio  agio con una definizione che ponga l’accento su taluni aspetti piuttosto che su altri. Ritengo importante debba esserci una buona consapevolezza di sé e di come la propria storia formativa, professionale e personale incida sul modo di lavorare e di osservare la realtà che incontriamo, mettendo in risalto alcuni elementi piuttosto che altri.

Volendo fornire una mia personale definizione di Gestalt Coaching potrei dire che:

“Il Gestalt Coaching è un processo di supporto, che mira all’innalzamento della consapevolezza e della responsabilità, al fine di raggiungere obiettivi coerenti con i bisogni sottostanti, attraverso azioni efficaci ed efficienti che portino alla soddisfazione e all’assimilazione dei risultati.”

Nello scrivere la definizione ho ben presente il modello del ciclo del contatto, che la Gestalt teorizza come un processo ideale di interazione tra l’Organismo e il suo Ambiente, in cui si arriva alla soddisfazione del bisogno. Dando valore a quanto sia importante partire dal sentire per definire un bisogno reale, sottolineo quanto sia importante essere consapevoli dei bisogni nel campo per definire un obiettivo coerente e nello stesso tempo motivante.

In azienda si parla molto di Obiettivi, ma molto spesso si parte dall’obiettivo senza valutare la relazione che c’è con il bisogno e senza cogliere quindi, che l’obiettivo è il mezzo per raggiungere la soddisfazione del bisogno stesso. In questo modo si rischia di impostare tutto il lavoro sul raggiungimento di un obiettivo mal posto, risultando così difficile trovare l’energia, le strategie e le azioni efficaci per raggiungere ciò che non vogliamo pienamente.

Usando una formulazione algebrica si potrebbe anche scrivere:

O= F(B1, B2, …)

Obiettivo = Funzione (integrazione dei vari bisogni del campo)

Fatta questa verifica – che l’obiettivo sia coerente con il bisogno – si continua il lavoro nel supporto specifico per raggiungere il risultato voluto, con azioni non solo efficaci, ma anche efficienti, cioè con il miglior uso possibile delle risorse.

Lo scopo del coaching, dal mio punto di vista, non si ferma al solo raggiungimento dell’obiettivo, ma conduce all’assimilazione dei risultati, cioè dell’esperienza fatta. E’, in quest’ottica, molto importante analizzare tutta l’esperienza, focalizzando le interruzioni che si possono incontrare nel processo descritto e darne un supporto specifico, per consentire il raggiungimento dell’obiettivo definito.

La seconda parola chiave è “Team” e anche qui possiamo cercare di cogliere ciò che la caratterizza, e cercando una definizione di “Team”, posso dire che lo considero una tipologia di gruppo con caratteristiche specifiche:

 “Il Team è gruppo costituito da un insieme di persone interconnesse che agiscono per il raggiungimento di un obiettivo comune, attraverso modalità condivise con competenze e capacità specifiche”.

Questa definizione, ovviamente, orienta il lavoro, soprattutto nella prima fase di “Team Coaching” e mi aiuta a rispondere alle domande: Chi sto incontrando? Che gruppo è questo? Che caratteristiche ha? Come funziona?

Per ampliare la prospettiva, una focalizzazione che mi aiuta a rispondere alle domande sopra poste, è quella di ragionare per polarità. Prendiamo alcuni elementi per rispondere alla domanda “Chi sto incontrando?” e mettiamo agli estremi le diverse polarità: è un insieme di persone o un gruppo che si identifica in un Noi? Ci sono obiettivi comuni condivisi o individuali? Come comunicano? C’è condivisione nei modi di operare oppure non c’è? E’ un gruppo inclusivo o esclusivo?

Fare Gestalt Team Coaching osservando tutte queste dimensioni significa immergersi nel campo esperienziale dell’organizzazione e delle persone si incontrano, sospendendo il giudizio e focalizzandosi sui vari elementi, riconoscendoli come caratteristiche che emergono dallo sfondo ad indicazione dei bisogni del gruppo, orientando quindi il tipo di intervento.

Supportare il Team ad accrescere la propria consapevolezza è lo strumento principe per condurlo al raggiungimento degli obiettivi prefissati o per valutare una ridefinizione di obiettivi più coerenti con i bisogni identificati. E’ un percorso delicato e preciso, di ascolto ed osservazione, rielaborazione ed assimilazione.
Il Coach ad orientamento gestaltico usa tutto se stesso nell’esercizio del proprio lavoro: dal riconoscere le proprie sensazioni quando è immerso nel campo organizzativo, all’osservare le dinamiche esistenti, al formulare ipotesi interpretative che vanno poi necessariamente confrontate e rielaborate nel gruppo.

Le informazioni raccolte nella fase di analisi narrano una storia dell’organizzazione ed hanno bisogno di un “senso”, che evidenzi la funzione che un certo tipo di adattamento creativo di quel gruppo in quel particolare ambiente, ha avuto per l’organizzazione stessa.

Il Coach svolge il duplice ruolo di strumento di consapevolezza e di facilitatore del cambiamento possibile: quali competenze, risorse, innovazioni devono essere messe in atto perché l’organizzazione realizzi il proprio potenziale? E’ necessario costruire un ponte che raccordi i bisogni agli obiettivi, ponte lastricato di azioni mirate e consapevoli, ponte di cui il coach e il gruppo sono contemporaneamente gli architetti e i costruttori.

Massimo Biasin

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